Ciclo di 3 incontri 'È il tempo della persona'
11/02/13 • Incontri pubblici
Mossi dalla provocazione del nostro amico e scrittore Alberto Leoni “non ci troveremmo nell’attuale situazione se avessimo fatto i conti con la nostra storia” abbiamo voluto comprendere come nei momenti bui della nostra storia italiana, siamo riusciti a non soccombere, a uscirne fuori più forti, più positivi.
La presentazione del suo libro “Il paradiso devastato” - Storia militare della Campagna d’Italia 1943-1945 – Ed. Ares è stata la possibilità di comprendere l’enorme contributo dato dagli Alleati alla liberazione del nostro Paese dall’occupazione nazifascista. Abbiamo avuto modo di conoscere uomini normali, ma allo stesso momento grandiosi, che col loro sacrificio ci hanno offerto la libertà, la condizione perché un uomo possa trovare la propria strada verso la realizzazione di sé. Ma a questo punto non ci bastava, perché volevamo capire perché nonostante questo enorme sacrificio non abbiamo ancora oggi un sentire comune come italiani. Abbiamo voluto capire da quale risorsa attingere per ripartire.
La presentazione del libro “Il cristianesimo nei primi secoli” di Gustave Bardy Edizioni Jaca Book ci ha permesso di cogliere il valore di ciò che credevamo di aver capito e perciò accantonato, il cristianesimo. Abbiamo scoperto che la Chiesa è “capace di educare uomini propositivi...” ed è proprio di questi uomini che abbiamo bisogno, è questo uomo che io voglio essere.
Abbiamo così voluto incontrare due uomini che hanno giocato la loro libertà fino a rompere il muro del conformismo nell’educazione scolastica, avendo il coraggio di re-inventarsi la scuola, il modo di proporre la propria disciplina per mettere in condizione il ragazzo, la ragazza, di tirar fuori ricchezze altrimenti destinate a giacere nel fondo delle proprie miniere. Sebastiano Aglieco maestro elementare, e Corrado Bagnoli, professore di lettere nella scuola media, scrittore e poeta, ci hanno fatti partecipi di due esperienze didattiche che recuperano il senso della scrittura come strumento per crescere, come un mezzo per realizzare una forte attitudine a guardare meglio e quindi a essere migliori. Essi ci hanno comunicato due esperienze che riportano al centro dell’attività didattica la libertà di sperimentare e di proporre un percorso educativo in cui l’alunno possa sentirsi protagonista.